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La città di
Goiás è nata nel 1727 nell’epoca in cui, a causa della ricerca dell’oro
nei letti dei fiumi e nelle colline che circondano quella che oggi è
questa città, divenne un territorio di conquista e sfruttamento.
Gli interessi economici legati all’era aurea ne fecero la capitale della
provincia, con il Palazzo dei Governatori, rappresentanti dei reali di
Portogallo, e la Casa De Fundição dove erano fusi i lingotti d’oro che
prendevano la strada dell’Europa.
Le Comunità indigene degli indios Goiá, Crixás, Acroás, Xacriabás,
Xavantes, Xerentes, Caiapós che abitavano la zona furono
progressivamente confinate dai conquistatori portoghesi in veri e propri
campi di concentramento o disperse in fuga e private della propria
cultura mentre aveva inizio la tratta di schiavi Negri Africani che
dovevano lavorare nelle miniere d’oro o nei campi o nell’edilizia della
città per la costruzione delle sue case, chiese e palazzi in stile
coloniale.
Iniziò da
allora così, anche a Goias, pur se tanto distante dalle vie di
comunicazione, anche se lontanissima dalle città di mare dove
approdavano le navi negriere dall’Africa, la fusione tra le tre razze,
bianca, negra e indio, che costituiranno il popolo brasiliano.
Questa la
storia passata.
Attualmente
la città di Goias conta all’incirca 45000 abitanti.
Con la sua architettura in stile coloniale, il Museo Cora Coralina e la
bellezza della Sierra Dorada che la avvolge è meta di turismo non solo
brasiliano.
Tuttavia la sua economia è per lo più un’ “economia informale”, basata
sul lavoro precario mentre molto alto è il tasso di disoccupazione.
Nella zona non esistono attività di tipo industriale e il commercio è
fatto di piccole attività che consentono appena il livello di
sussistenza. Sopravvive un piccolo artigianato locale che soddisfa i
bisogni della città.
Attualmente, con il riconoscimento da parte dell’UNESCO della città come
Patrimonio dell’Umanità, si stanno aprendo nuove prospettive di sviluppo
economico e culturale legate al diffondersi del turismo come possibile
campo di attività lavorative per il futuro.
In questo contesto è altissimo il fenomeno dell’emigrazione.
Si può parlare di emigrazione vicina, di nuclei famigliari che cambiano
città all’interno dello Stato di Goias alla ricerca di un lavoro o che
vanno ad abitare presso parenti (generalmente altrettanto disagiati)
nella speranza di trovare per lo meno un appoggio momentaneo.
Esiste poi un’emigrazione lontana, di padri di famiglia che racimolano
tutto il denaro che non hanno per un viaggio verso le grandi metropoli,
Goiania o San Paolo con i suoi 14 milioni di abitanti, in cerca di un
lavoro che probabilmente non troveranno o che comunque non consentirà
loro il mantenimento della famiglia distante.
Una parte della popolazione vive alla periferia della città di Goias in
case molto povere o in baracche di legno e lamiera.
Una parte vive ancora negli “accampamenti” e negli “assentamenti”,
agglomerati composti da 20-30 famiglie che vivono in occupazioni di
terra, in condizioni estremamente disagiate.
In questo
contesto è nata l’Associazione “Espaço cultural Vila Esperança” che da
12 anni lavora nella periferia di Goias, per offrire ai bambini della
fascia sociale più carente una proposta educativa mirata al recupero
della loro identità.
Dal 1994 ha aperto per loro una scuola elementare gratuita con
l’obiettivo di dare loro la possibilità di raggiungere l’alfabetizzazione
e di condurli a riappropriarsi dei desideri e delle potenzialità tipici
dei bambini, pur nel contesto di violenza molteplice in cui vivono. |
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